Viaggio nella baraccopoli tra i raccoglitori di agrumi, sfruttati
per 12 ore al giorno per 20 euro. E si pagano pure il trasporto
Nel rifugio-lager di Rosarno
“Viviamo tra i topi e la paura”
Per i lavoratori nessun contatto con le istituzioni. Unici interlocutori i medici di MSF
ROSARNO (Reggio Calabria)- I sopravvissuti alle odissee che hanno dovuto affrontare per arrivare fin qui, in fuga da paesi in guerra o stremati da ingiustizie e povertà, derubati e minacciati dalla teppa internazionale che governa il traffico dell’emigrazione africana, ora sono qui. Alloggiano alla “Rognetta”, dentro baracche di cartone e bambù, nell’ex deposito alimentare diroccato, senza neache il tetto, in pieno centro di Rosarno - paese commissariato per infiltrazioni mafiose - a poche decine di metri dalla scuola elementare, in mezzo al fango, ai topi e a una carcassa di montone, sgozzato qualche giorno fa da un macellaio magrebino.
Sono qui a centinaia, tutti giovani dell’Africa sud sahariana e magrebini solo perché, in questo periodo dell’anno, sono la mano d’opera più ambita nella zona, dove è tempo di raccolta di agrumi. Ogni mattina i pullmini dei caporali si presentano davanti alla “Rognetta”, o nell’ex cartiera abbandonata di S. Ferdinando (paese vicino, anche questo commissariato) dove vivono assiepati come maiali da macello più di settecento persone, in condizioni igieniche spaventose dentro baracche puzzolenti, due metri per tre, con quattro, cinque o sei letti.
(13/12/08)
La Repubblica - http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/cronaca/ndrangheta-arresto/rosarno-immigrati-3/rosarno-immigrati-3.html