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TESTIMONIANZE DEGLI IMMIGRATI IN TEMPI DI CRISI ECONOMICA

Come vivono gli immigrati gli effetti della crisi economica. Alcuni dicono che mai è stato così difficile, altri sperano in giorni migliori oppure di poter trovare lavoro in un altro paese dell’Uniune europea.

Baidu, Ghana, “Da tante speranze nel passato a solo una oggi”

Baidu, 38 anni, vive in Italia dal 1997. Abita a Trento insieme alla moglie in un appartamento per cui paga un affitto di 650 euro. I due figli, rispettivamente di 9 e 12 anni, vivono con i nonni in Ghana, il paese di origine di Baidu. Dal 2001 lavora in una fabbrica ad Ala come operaio. “Sono stato inquadrato con il secondo livello e oggi sono al terzo. Quindi lo stipendio è aumentato da poco in questi anni – racconta il giovane ghanese e prosegue – guadagno 1300 euro al mese e mi sento sottopagato. Nella fabbrica siamo in maggioranza immigrati di varie nazionalità. Sembra che gli italiani non vogliono fare più questo lavoro in quanto pesante e poco remunerato. Mi sento in ogni caso fortunato rispetto ad altri in quanto ho un contratto a tempo indeterminato. Infatti, molti di coloro assunti con contratto determinato o tramite le agenzie temporali non si vedono più in fabbrica. Prima anch’io facevo tanti straordinari, ora invece sto lavorando, come gli altri insomma, soltanto le otto ore previste dal contratto”. Nonostante abbia un lavoro, Baidu confessa che, da quando è iniziata la crisi economica, la vita è diventata più dura. “Sono da solo a sostenere tutte le spese per la casa, a mantenere la moglie e inoltre a mandare ogni mese 180 euro ai miei figli in Ghana – dice il giovane- poi c’è anche il costo delle spese per lo spostamento per lavoro ad Ala”. Per la famiglia di Baidu, oltre al suo stipendio, non c’è nessun’altra entrata. La moglie ha lavorato per due anni con contratto a tempo determinato in una fabbrica, ma alla scadenza del contratto si è vista licenziata. I sei mesi di disoccupazione sono passati in fretta e ora non riceve più nulla da nessuno. Fallimentare è stata anche la sua ricerca di un altro impiego. “Oltre alla crisi – dice Baidu- non c’è da negare che conta anche il colore della nostra pelle. E non lo dico per accusare qualcuno, ma è quello che è successo in realtà a mia moglie, quando si è presentata presso una ditta in seguito a un annuncio le è stato detto di andar via perché là non vogliono dei neri”. Parlando dei primi anni in Italia, Baidu cambia l’espressione, cambia la sua voce e da triste diventa allegro. “Ero pieno di speranze allora. Credevo che oltre alla mia moglie riuscirò a ricongiungere anche i miei figli. Ho aspettato sempre tempi migliori perché per mantenerli qua servono più soldi. Ed eccomi oggi a far fatica per arrivare alla fine del mese anche senza di loro. E questo solo per sopravvivere. Non parlo dei vestiti che ci li compriamo solo quando arriva la tredicesima o la quattordicesima”. Anche oggi Baidu ha una speranza: quella di ottenere la cittadinanza italiana per cui ha fatto la richiesta e di spostarsi in un altro paese europeo.

Muhammad, Pakistan: “‘Inshallah’ – andrà tutto bene!”

In mano ha un diploma di meccanico conseguito a Trento ma Muhammad, 21 anni, originario del Pakistan, è oggi disoccupato. Da quando ha finito la scuola il giovane ha lavorato solo con contratti temporali stipulati con le agenzie interinali. “L’ultimo lavoro è stato come operaio alla fabbrica Dana che, però ha mandato recentemente molti operai in casa integrazione. Nel mio caso il contratto stava per finire e quindi non è stato più possibile rinnovarlo. Mi sono trovato così disoccupato”- racconta il giovane pakistano nella sala d’attesa del Cinformi, dove era venuto per compilare i moduli per rinnovare il permesso di soggiorno per disoccupazione. La situazione familiare non è migliore. Insieme a Muhammad 5 anni fa in Trentino sono venuti anche altri due fratelli più grandi e sua madre. Sono stati ricongiunti dal padre che poi però si è ammalato gravemente e non è riuscito più a lavorare. Attualmente anche i suoi due fratelli sono sempre in disoccupazione. Il più grande, 26 anni, ha svolto il lavoro di volantinaggio e ha fatto operaio in varie fabbriche. L’altro di 23 anni ha lavorato in provincia di Bolzano in una fabbrica, ma una volta che la crisi economica si è fatta sentire, il licenziamento è stato inevitabile. Ora riceve l’assegno di disoccupazione, che rappresenta in realtà l’unica entrata mensile in casa, oltre a quello che riceve suo padre. “Abbiamo da pagare l’affitto di 600 euro e poi tutte le altre spese – precisa il giovane - inoltre dobbiamo estinguere un mutuo di 13 mila euro contrattato con la banca due anni fa. Però fin’ora è andata bene – aggiunge sorridendo Muhammad – ora non so ma una soluzione dovremo trovare. Prima sarebbe quella di trovare un lavoro, altrimenti chiederemmo un altro mutuo alla banca o aiuto ai parenti. E’ vero che la crisi economica attuale fa paura, ma si spera sempre che i tempi ad avvenire saranno migliori. Non possiamo in ogni caso lasciare l’Italia. Abbiamo un mutuo da pagare e poi dove che si può andare…”. Muhammad parla anche del fatto che vorrebbe restare in Italia e dalla sua voce traspare la speranza “Non è che se non ho soldi o lavoro mi metterò a piangere – dice ridendo lui –perché sempre si può trovare una soluzione. Non sono mai andato a chiedere da mangiare alla Caritas ma se servirà lo farò – e conclude con ‘Inshallah’ - una frase in urdu che vuol dire ‘Se Dio vuole andrà tutto bene’”.

Najette, Algeria: “È dura, ma qua ci sono i servizi sociali”

Nella sala d’attesa del Cinformi abbiamo incontrato anche Najette, una donna dell’Algeria accompagnata da suo figlio di 9 anni. Non parla bene italiano e di tanto in tanto chiede aiuto al figlio. Riusciamo a sapere che è arrivata in Trentino circa un anno fa assieme ai suoi tre figli rispettivamente di 9, 14 e 19 anni a seguito del ricongiungimento richiesto dal suo marito, originario della Tunisia. Da 7 anni in Trentino e di mestiere muratore, il marito si trova oggi a lavorare saltuariamente portando a casa solo qualche spicciolo al mese. A far fronte alle spese ci aiuta anche lei svolgendo ogni tanto dei lavori domestici presso qualche famiglia trentina. “Ma è sempre più dura- ci dice – perché ci vogliono tanti soldi per l’affitto che è di oltre 500 euro, poi per le bollette, per le spese condominiali. Nonostante ciò io non voglio andare a vivere in Tunisia, come vorrebbe mio marito. A me piace qui e poi possiamo contare in Trentino anche sull’aiuto dei servizi sociali”.

Avni e B.E, Kosovo: “due connazionali, due situazioni diverse”

Più felice appare la situazione di Avni, originario del Kosovo. Vive in Trentino da 10 anni e ha iniziato il suo percorso migratorio con la terza media. Un vantaggio sia per l’apprendimento della lingua italiana sia per aver imparato un mestiere e ottenuto un diploma italiano come tecnico odontotecnico. Si è sposato da giovane con una sua connazionale e ha una figlia di 5 anni. Attualmente ha 23 anni e sta lavorando con un contratto di apprendista presso un laboratorio come tecnico odontotecnico. “Non ho paura della crisi – dice Avni – io guadagno circa 1300 euro al mese e poi anche mia moglie sta lavorando come badante e dunque riusciamo andare avanti in modo decente”. Meno rosa è la situazione di B.E., originario sempre del Kosovo. Lavora part-time come operaio presso una ditta di pavimenti. Ha un contratto a tempo indeterminato, ma la crisi economica in corso gli fa molta paura. Il suo timore è quello di essere licenziato e di non poter più provvedere alle spese vitali. Lavora anche la moglie come cameriera in un albergo, però il suo contratto a tempo determinato ne ha poche chance per essere rinnovato. “E’ difficile arrivare alla fine del mese con 1600 euro, che sono le entrate dai nostri stipendi mensili, - sostiene il giovane kosovaro – ma se oggi ancora riusciamo a farcela non so cosa succederà un domani se la situazione economica sarà ancora peggiore di quanto lo è attualmente”.

Alzan, Albania: “Mai come oggi è stato così difficile in Italia”

Da 8 anni in Italia, Alzan ha lavorato fino ad oggi in 14 alberghi, in particolare come l’addetto alla ricezione. Ha una laurea in lingue straniere, ma in Italia non vale in quanto non ha richiesto il riconoscimento. A Trento vive e lavora da due anni in un albergo con un contratto a tempo determinato. “E’ il quattordicesimo albergo – racconta Alzan – e il secondo contratto presso lo stesso albergo. Dovrebbero trasformarmelo in indeterminato dopo la scadenza di quello in corso. Ma con questa crisi i dubbi aumentano giorno per giorno”. Il giovane abita in un appartamento in affitto che lo condivide con sua madre per cui ha richiesto il ricongiungimento familiare. Oltre a mantenere dunque la mamma è costretto a mandare ogni mese dei soldi anche a un fratello in Albania. In questo contesto difficile a riuscire a risparmiare qualcosa e pure ad arrivare sempre alla fine del mese. “Anni fa – racconta Adzan - riuscivo a risparmiare qualcosa anche perché usufruivo di vitto e alloggio dalle ditte alberghiere per cui lavoravo. Oggi mi è impossibile, però non penso di tornare nel paese d’origine. La crisi fa paura, ma la speranza è l’ultima a morire”.

Adil e Mady, Marocco: “la soluzione è quella di lasciare l’Italia”

La crisi economica ha colpito anche i lavoratori autonomi, soprattutto sull’attività degli ambulanti che hanno visto un calo sostanziale delle vendite. Adil e Mahdy raccontano presso il Cinformi che “Non c’è altro da fare. Per fortuna non abbiamo ancora una famiglia nostra altrimenti non so se riuscimmo ad andare avanti. L’affitto è caro e poi ci sono tante altre spese.” Sono questi i fattori che spingono i due giovani a pensare di cercare la fortuna in un altro paese europeo come la Francia o la Germania.

CINFORMI 
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